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Verso il 45° – Il ricordo di Libero Ranelli

Si avvicina il gran giorno, ossia il 45° del nostro Club. Oggi ospitiamo un importante intervento di Libero Ranelli, storico socio fondatore del Castellanza, che racconta i primi anni del nostro club.

Quando nella primavera del 1977, accettando l’invito del dottor Ermanno Di Bartolomei, sottoscrissi la domanda per la costituzione di un nuovo club rotariano, avevo del Rotary International una conoscenza approssimativa, basata sulla lettura di alcune pubblicazioni.

Sapevo trattarsi di un sodalizio che aggregava persone professionalmente qualificate, animate da spirito di servizio e dalla volontà di dare un concreto contributo al miglioramento della società. Le finalità dell’associazione, basate sul primato dell’individuo e sull’etica del lavoro, valide in ogni tempo, mi parvero meritevoli di essere perseguite in un momento particolare come quello che il nostro Paese stava allora attraversando, connotato da drammatici eventi: si succedevano quasi quotidianamente manifestazioni di piazza, contestazioni studentesche e scioperi, scontri nelle strade e nelle università, attentati a dirigenti, magistrati e giornalisti definiti spregiativamente “servi dello Stato”. La filosofia del Rotary mi sembrò un valido rimedio al diffondersi di atteggiamenti contestativi e di logiche antisistema : sviluppare in Italia la nascita di tanti nuovi club di uomini ( le donne sarebbero state ammesse anni dopo) che ponessero a fondamento della propria riflessione il concetto di evoluzione e il significato prammatico dell’azione, poteva favorire il recupero dei valori di competenza e di professionalità rispetto all’appiattente egualitarismo, contrastando quanti intendevano minare le basi produttive del Paese e la civile convivenza.

Con questo spirito partecipai alle prime riunioni (iniziate il 13 maggio 1977) che si tenevano ogni mercoledì sera nella saletta riservata dello Chalet dei Platani di Castellanza. Dopo la cena ascoltavo con devota attenzione, assieme alla trentina di nuovi adepti, i relatori, tutti rotariani di vecchia data, invitati per iniziarci ai nobili ideali del “servire al di sopra del proprio interesse personale”. A riunione conclusa ci si intratteneva in interminabili chiacchierate, commentando quanto gli oratori avevano illustrato: nascevano così le prime discussioni appassionate su quello che avremmo dovuto fare non appena il club avesse ricevuto il riconoscimento ufficiale. Emergevano opinioni diverse su come interpretare lo spirito rotariano e su come avremmo potuto dare un significativo contributo alla soluzione di alcuni problemi della nostra zona. Alcuni enfatizzavano l’opportunità di sviluppare relazioni personali di amicizia in modo da favorire l’affiatamento necessario per dar vita ad azioni di servizio sociale; altri sottolineavano l’esigenza di vigilare sul rispetto delle norme procedurali del Rotary International ; altri ancora raccomandavano di prestare attenzione alla qualità professionale dei futuri soci; qualcuno infine accennava all’opportunità di intensificare i rapporti con i club vicini e, in considerazione dell’internazionalità del sodalizio, addirittura con quelli di altri Stati. Discussione dopo discussione si diffondeva l’orientamento a dar vita ad un movimento d’opinione, piuttosto che ad un ente disposto a pur lodevoli forme di beneficenza. Di pari passo con il consolidarsi di rapporti di cordiale amicizia che coinvolgevano anche le mogli, invitate ad alcune serate, si affermava l’urgenza di far conoscere il Rotary e di farlo apprezzare per alcune incisive operazioni al servizio della collettività.

Ma il sospirato riconoscimento ufficiale del Club di Castellanza da parte della casa madre di Evanston si faceva attendere e ci fu grande soddisfazione quando finalmente arrivò con la firma, il 21 giugno 1978, della carta costitutiva da parte di W.Jack Davis e Harry A. Stewart, rispettivamente presidente e segretario generale del Rotary International. La solenne cerimonia della consegna della charta si tenne il 15 novembre 1978, nell’ampio salone della Villa dei Cedri di San Vittore Olona, illuminato e addobbato sontuosamente per accogliere i soci, le gentili consorti e gli oltre sessanta invitati, tra i quali il governatore del 204° distretto Giovanni Giavazzi. Il “presidente fondatore” Di Bartolomei concluse il discorso ufficiale, molto applaudito, con queste efficaci espressioni programmatiche: “Ormai ci siamo affiatati, siamo diventati tutti amici: adesso dobbiamo operare concretamente in questa società che ha tanto bisogno di persone che vadano incontro alle necessità umane, fiduciose di poter contribuire a plasmare il futuro”.

Di quei primi anni di vita rotariana ricordo la grande serietà con cui si partecipava alle riunioni settimanali, la puntualità con cui si arrivava o si giustificava preventivamente l’eventuale assenza. Il distintivo con la ruota rotariana da portare sul bavero della giacca era un privilegio ma anche un obbligo, sanzionato con cinquemila lire di multa se ci si dimenticava di metterlo. E nessuno trovava niente da ridire alla riscossione immediata da parte dell’inflessibile signora Ida Zodio Sutermeister.

Dei presidenti di quei primi anni ho un ricordo particolare perchè, in occasione di una serata nell’anno del decennale del club, connotai ognuno di loro con un’espressione che ne sintetizzasse l’operato. Così Ermanno Di Bartolomei fu consacrato come “Presidente della fondazione”, Franco Martinoli come “Presidente della concretezza”, Camillo Colombo Bolla come “Presidente dell’amicizia e della puntualità”, Giancarlo Pescù come “Presidente dell’efficienza”, Giuseppe Bardellini come “Presidente della formazione e informazione rotariana”, Antonino Russo come “Presidente dell’azione internazionale”, Mario Fugazzola come “Presidente del cambio di denominazione del club”, Gianfranco Premoli come “Presidente dello scambio internazionale studenti”, Gaudenzio Frontini come “Presidente della Polio Plus” e Bruno Airoldi come “Presidente del decennale “. Di tutti loro ricordo l’impegno e l’entusiasmo con cui, formate le varie commissioni di lavoro, ne verificavano i risultati nelle riunioni di consiglio, che venivano convocate in serate diverse da quella della riunione settimanale e duravano parecchie ore. Qualche presidente aveva deciso addirittura di farle al sabato mattina nella sua azienda e tra noi consiglieri si era diffusa la sensazione di essere considerati più dei dipendenti che dei volontari: ma, considerato lo spirito che ci animava, non ce ne lamentavamo, constatando come quel surplus di impegno cementasse un forte senso d’appartenenza. Anche il livello degli ospiti-relatori delle varie serate ci confermava nella convinzione di far parte di una realtà che contribuiva anche alla nostra crescita umana e professionale. Dopo gli interventi di personaggi come Gaspare Barbiellini Amidei, Adriano Bausola, Guido Carli, Silvio Ceccato, Mario Cervi, Piero Chiara, Giancarlo Lombardi, Libero Mazza, Roberto Mazzotta, Cesare Musatti, Nerio Nesi , Egidio Sterpa, Giuseppe Zamberletti e Cesare Zappulli, per citare solo alcuni di quanti erano intervenuti in quei primi anni di vita, il dibattito era sempre vivace ed arricchente. Come pure particolarmente motivanti erano gli incontri con il dottor Silvio Prandoni, direttore dell’ospedale di Wamba: tutte le volte che ritornava in Italia interveniva ad una serata del nostro club per ringraziarci dei  contributi che sistematicamente gli inviavamo e per illustrarci gli sviluppi del nosocomio keniota, che di fatto è stato il nostro primo e duraturo service.

L’invio tempestivo dei resoconti delle nostre serate alle varie testate giornalistiche favorì la comparsa di molti articoli dedicati alle varie iniziative del club, articoli che ogni anno venivano raccolti, nel mese di gennaio, in un fascicolo intitolato “La stampa e noi”, che costituiva una forma inconsueta per presentare in modo efficace il bilancio della vita associativa. Questa raccolta di “ritagli stampa” ebbe l’approvazione dei dirigenti del 204° distretto con queste espressioni riportate sull’Informatore Rotariano del maggio 1982 ” E’ un’iniziativa che merita d’essere imitata: infatti la lettura della pubblicazione dà un quadro immediato e completo di quanto il Club di Castellanza ha fatto nel corso di un anno. E la raccolta delle varie annate potrà contribuire alla storia del club, quando, a suo tempo, i posteri vorranno dedicarvisi”.

Accogliendo l’invito alla rievocazione storica nel 1985 fu preparato il volume ”Come un racconto: gli anni del Club di Castellanza”, che fu pubblicato in due edizioni, la seconda delle quali impreziosita dalla arguta e lusinghiera recensione che dell’opera aveva fatto il compianto professor Augusto Marinoni, rotariano di lungo corso e studioso di Leonardo da Vinci noto in tutto il mondo.

Alle attività svolte dal club al servizio del prossimo e della società furono poi dedicate quattro pubblicazioni, in occasione del 10°, 20°, 25°e 40° anno di vita del sodalizio e si stamparono anche due interessanti volumi con gli atti degli importanti cicli di incontri dedicati a “Innovazione tecnologica e condizione umana “ e a ”La cultura classica nella società tecnologica”. Prima di concludere questa sintetica carrellata di ricordi di quei primi anni voglio far menzione dell’origine di due tra le più antiche e durature iniziative del “Castellanza”: la periodica “visita agli anziani” e “l’operazione carriere”

Già nel 1978 alcuni soci avevano iniziato a far visita mensilmente agli ospiti della casa di riposo di Castellanza, ai quali portare piccoli omaggi in occasione dei compleanni. L’iniziativa era stata istituzionalizzata grazie all’impegno della consorte di un socio, la dottoressa Cesarina Garlaschelli Martinoli, e in occasione delle festività natalizie del 1979 il Club di Castellanza aveva fatto pervenire il dono di un televisore dal grande schermo. Da allora le visite agli ospiti sono continuate puntualmente ogni mese e, puntualmente ogni anno, a Natale, il club ha fatto pervenire alla casa di riposo un dono significativo in base alle esigenze manifestate dalla direzione della struttura. Il felice rapporto, conclusosi nel 2015 per vincoli posti dalla direzione della casa, è continuato con le stesse modalità per le ospiti dell’Istituto Mater Orphanorum di Legnano.

Per quanto riguarda “ l’operazione carriere” l’idea di coinvolgere il club per fornire ai maturandi indicazioni sulla scelta degli studi universitari fu del presidente Di Bartolomei che organizzò un primo incontro, nel maggio 1979, al Liceo Galilei di Legnano, nel corso del quale furono illustrate agli studenti dell’ultimo anno, riuniti nell’aula magna, i dati relativi alle iscrizioni universitarie e alle varie opportunità occupazionali. Considerato l’interesse suscitato dall’iniziativa l’anno seguente il Rotary “Castellanza”, in collaborazione con l’Associazione Genitori di Legnano, compì uno sforzo organizzativo davvero notevole inviando a tutti gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori della zona un apposito questionario sulla base del quale furono programmati una serie di incontri con esperti in grado di fornire loro dettagliate informazioni sulle varie professioni. I maturandi, riuniti in piccoli gruppi, ebbero a disposizione nelle aule del Liceo di Legnano , per un paio d’ore, qualificati informatori: nasceva così quella che i giornali battezzarono come “Operazione Carriere”, che in quella prima edizione vide coinvolti 119 studenti e 37 informatori. Sono numeri che fanno sorridere se confrontati con quelli complessivi delle 44 edizioni svolte sinora, con oltre 35.000 studenti coinvolti in più di 26.000 colloqui con ben 1958 informatori. Avendo partecipato a tutte le edizioni fino al 2010 ed avendo seguito la fase organizzativa delle prime, sono stato testimone diretto del lavoro davvero imponente svolto da due soci, Angelo Cagelli e Luca Roveda, che nel corso degli anni ne hanno assicurato la realizzazione, introducendo via via una serie di efficaci innovazioni e modifiche organizzative che ne hanno potenziato la formula originale. Né posso dimenticare la collaborazione fornita dai giovani del Rotaract “La Malpensa” e il determinante apporto offerto per decenni alla buona riuscita di questo autentico fiore all’occhiello del “Castellanza” dalle instancabili segretarie Ida Zodio Sutermeister e Marilena Allogisi, ed ora da Annalisa Baio.

Infine, nell’imminenza della ricorrenza del 45° anno di attività del Rotary “Castellanza”, intendo rivolgere ai soci un semplice augurio: quello di continuare ad operare con lo spirito di servizio e il senso di appartenenza che li hanno sempre caratterizzati, in modo da poter raggiungere altri significativi traguardi.

Libero Ranelli